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Finisce le ferie per accudire la figlia: i colleghi la commuovono

Michela Lorenzin, una giovane mamma, aveva consumato le ferie: i dipendenti della sua azienda le permetteranno di continuare ad assistere la sua bimba

Fonte: Facebook

Quando assaliti da una qualche forma di ansia, ci appelliamo al padrone delle nostre agende – il tempo – non intendiamo quello che Michela Lorenzin vorrebbe per sé e per sua figlia.

Questo è il dono che i dipendenti della Brenta Pcm, una azienda vicentina, hanno deciso di fare a una loro collega, Michela, che come la sua Nicola è stata costretta a lottare contro un nemico sempre presente nella sua vita e in quella della sua bambina.

Come riporta il Corriere del Veneto, a cui ha affidato la sua storia: “Da quando è nata, Nicole fa i conti con un nemico invisibile che prima le ha portato via la possibilità di muoversi e ora prova a rubarle anche il respiro. Si chiama tetraparesi spastica. E per tenerlo a bada, oggi che ha 6 anni, deve circondarsi – invece che dei giocattoli che fanno compagnia ai suoi coetanei – di una serie di apparecchi, come un grosso bombolone di ossigeno e uno strumento che registra costantemente i suoi parametri vitali”.

“A settembre le cose si erano messe davvero male: Nicole ha avuto una crisi, il nemico invisibile è stato a un passo dal portarsela via per sempre. Per mamma e papà Igor sono stati giorni complicati: la corsa in ospedale a Bassano, poi a Padova, la terapia intensiva. E i primi segnali di ripresa”.

Non è mai mancata, però, a Michela la comprensione da parte dei suoi colleghi e dell’azienda presso cui lavora che ha conosciuto Racconta che a lavoro ha trovato comunque molta comprensione, ma le condizioni di Nicole non le permettono neanche di passare al part-time. Così, si è trovata costretta a usufruire di tutte le sue ferie, fino a quando non sono finite.

Una situazione critica per lei, che di tempo appunto non ne aveva più:

“Era un momento difficile, per questa famiglia di Marostica. Ma come tutte le favole che si rispettino è in questi momenti che arriva l’eroe pronto a sistemare le cose. «Una collega è venuta a trovarmi, mi ha detto che avrebbe voluto fare qualcosa per noi. Ci ha pensato un attimo e poi mi ha detto: “Ti regalo le mie ferie!”. Sono rimasta sorpresa, l’ho ringraziata ma non pensavo fosse possibile…».

In aiuto una norma del Jobs Act prevede una possibilità del genere: da quel momento si è dipanata una catena di solidarietà che, tramite l’aiuto degli altri colleghi, ha fatto guadagnare a Michela prima cinque e poi addirittura 10 mesi di ferie.

«A dicembre mi ha telefonato la responsabile del personale dicendomi che tanti colleghi erano disposti ad aiutarmi. Ero contenta, pensavo di poter prorogare le ferie, magari di un paio di settimane… È stata lei ad annunciarmi che, complessivamente, i dipendenti dell’azienda avevano trasferito a mio favore cinque mesi di ferie!».

Michela ha quindi scritto una lettera, per esprimere quel miscuglio di gratitudine ed emozione che la aveva invasa. Il giorno dopo, il telefono della casetta gialla è tornato a squillare.

«Era di nuovo la responsabile del personale, per comunicarmi che le ferie a mia disposizione sono improvvisamente salite a dieci mesi».
«Quella per cui lavoro è un’impresa solida, che continua ad assumere: molti dipendenti li conosco soltanto di vista. Eppure hanno saputo fare un gesto di puro altruismo, arrivando a rinunciare, per me, a un po’ del tempo che invece avrebbero potuto trascorrere con le loro famiglie».

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